Inspirando so di essere sveglio al mattino presto
espirando so che mi viene offerto un nuovo giorno
inspirando faccio voto di vivere la nuova giornata profondamente
espirando faccio voto di imparare a guardare con gli occhi di compassione chiunque mi circonda.

Thich Nhat Hanh

Ritengo che in altre culture, tempi e tradizioni la figura dello psicologo sia complementare ad altre figure che per definizione, orientamento religioso, politico, storico e sociale hanno rivestito ruoli diversi: si pensi alle streghe perseguitate nel medioevo; agli sciamani; ai guaritori; ai curati; ai saggi delle tribù indigene; ecc..
A proposito di questo leggevo un post di che voglio condividere:
In molte società sciamaniche, se ti rivolgi a un guaritore per problemi di depressione, scoraggiamento, o demotivazione, ti sentirai porre quattro domande:
Quando hai smesso di ballare?
Quando hai smesso di cantare?
Quando hai smesso di sentirti affascinato dalle storie del mondo?
Quando hai smesso di trovare conforto nella dimensione del dolce silenzio?
(Hernàn Huarache Mamani)

Queste figure complementari sollevano un tema vitale per l’uomo: il principio del piacere!

Freud scopre due modi di funzionamento mentale: il processo primario e il processo secondario.

Il PROCESSO PRIMARIO dal punto di vista topico caratterizza il sistema inconscio; dal punto di vista economico e dinamico l’energia fluisce liberamente passando senza ostacoli da una rappresentazione all’altra secondo i meccanismi di spostamento e condensazione e tende ad essere reinvestita in rappresentazioni inerenti alle esperienze di soddisfacimento del desiderio.

Il PROCESSO SECONDARIO dal punto di vista topico caratterizza il sistema preconscio-cosciente; dal punto di vista economico e dinamico l’energia viene “legata” prima di scorrere in modo controllato; le rappresentazioni sono investite in modo più stabile, il soddisfacimento viene differito.

Il processo primario è regolato dal principio del piacere, il processo secondario dal principio di realtà.

Il PRINCIPIO DEL PIACERE è un principio economico che ha per scopo quello della gratificazione immediata, ovvero, di evitare il dispiacere e di procurare piacere che, equivalgono l’uno, all’aumento della quantità di eccitazione e, l’altro, alla sua riduzione.

Il PRINCIPIO DI REALTÀ è un principio regolatore, ha lo scopo di rinviare la gratificazione in funzione delle condizioni imposte dal mondo esterno. Da un punto di vista economico corrisponde ad una trasformazione dell’energia libera in energia “legata”.

Il principio di realtà da un punto di vista temporale compare più tardi. All’inizio della vita il bambino per soddisfare i suoi bisogni dipende completamente dagli adulti che lo circondano, egli non può sfuggire all’aumento di tensione generato dal bisogno. 

Newsletter

A tale aumento segue un tentativo di scarica motoria che si traduce generalmente in pianto, la risposta materna al pianto e l’adeguatezza di tale risposta stabilisce una prima connessione con la realtà e, soprattutto, un rapporto positivo con essa. 

In questa fase vi è un’assoluta prevalenza del processo primario e del principio del piacere, il bambino non ammette rinvii e se non può fare altrimenti tenta di trovare, in modo allucinatorio, una possibilità di scaricare la tensione pulsionale.

L’ instaurazione del principio di realtà corrisponde a tutta una serie di adattamenti che l’apparato psichico deve subire: sviluppo delle funzioni coscienti, attenzione, giudizio, memoria.

I condizionamenti ambientali, socio-cultrali, famigliari insieme a fattori di vita stressanti,  possono irrigidire la struttura della personalità al punto da compromettere la dimensione del piacere, del soddisfacimento e della pulsione istintuale. Questo provoca un serie di restrizioni, inibizioni e comportamenti razionalizzati che escludono il desiderio come capacità di orientarsi verso ciò che piace, con la tendenza a focalizzarsi prettamente sui doveri e sul giudizio persecutorio degli altri.

Questo passaggio genera malessere, sviluppo di patologie e sintomi talvolta molto severi che riducono sistematicamente la qualità della vita della persona, richiedendo un intervento di sostegno psicoterapeutico e farmacologico.

Non escludiamo dalla nostra giornata la dimensione del piacere, concediamoci di allentare, di mollare, di rilassarci con passatempi che ci portino soddisfazione; o attività che ci rigenerano… e ancora diamoci la possibilità di divertirci come bambini, di fare cose folli, di amare tutto ciò che ci capita di guardare, di riempirci di sorrisi; di esplorare, di fermarci a oziare; di cercare hobbies gratificanti, pratici; di sognare ad occhi aperti, di sdraiarci sul divano a poltrire; di stare nella piacevolezza del piacere.

Concludendo con le parole di Thich Nhat Hanh: “certi giorni ci sembra di non essere fortunati, ci sembra di esserci sforzati ma la nostra giornata è andata male, sembra che tutto sia andato storto; ci sembra di non avere il controllo e abbiamo la tendenza a dire “oggi non è proprio giornata”. Più ci sforziamo e peggio è. Alla fine ci arrendiamo, non vogliamo più provare e ci lasciamo sopraffare dalla disperazione. Questo perché non abbiamo imparato e non ci siamo allenati ad accettare e a praticare il ricominciare da capo, perché la pratica del ricominciare da capo può essere fatta in ogni momento della vita quotidiana.”

Dr.ssa Angela Elia

pulsantearticolo




Condividi l'articolo sui social!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn