• Se una persona importante per me fa 5 min. di ritardo, mi sento abbandonato e mi viene il panico;

    L’incapacità propria di alcune persone rende loro difficile farmi i complimenti e prestarmi l’attenzione che mi spettano;

    Quando qualcuno che conosco viene lodato, penso a lungo a quanto io lo meriterei di più;

    Il fatto che qualcuno osi criticarmi mi annienta e naturalmente, mi aspetto delle scuse immediate;

    Quando sono debole e ammalato, faccio di tutto perché le persone attorno a me sappiano che devono darsi da fare per me;

    Mi sono sentito così frustrato durante una discussione che ho inscenato un suicidio per ottenere l’attenzione di cui avevo bisogno;

    I miei genitori hanno lasciato che me la cavassi da solo, quando ero ancora molto piccolo e io credo che dovrei fare la stessa cosa con i miei figli;

    Anche se la gente mi maltratta cerco ancora di compiacere gli altri, perché non sono abbastanza forte da fare le cose da solo;

    Mi assicuro sempre di aver seguito le regole esattamente e di aver fatto tutto giusto;

    Anche se mi piacerebbe avere altri buoni amici, ne ho pochissimi al di fuori della famiglia; ci vuole molto tempo prima che mi senta abbastanza sicuro da aprirmi;

    Ho dei momenti in cui ho paura di perdere il controllo della rabbia che mi tengo dentro.

    SE TI SEI RICONOSCIUTO IN UNA DI QUESTE AFFERMAZIONE È PROBABILE CHE LA PRESENZA DI UNO SCHEMA DISADATTIVO CONDIZIONI E/O INTERFERISCA NELLA TUA VITA PERSONALE-SOCIALE-LAVORATIVA CREANDOTI UN DISAGIO NEL MODO DI COMPORTARTI CON GLI ALTRI; NELLA CONCEZIONE CHE HAI DI TE E/O NELLA POSSIBILITÀ DI AVERE DELLE RELAZIONI SODDISFACENTI.

    Il paradigma stress-vulnerabilità asserisce che i disturbi psicologici sono causati dalla combinazione di fattori predisponenti (congeniti o appresi) e di fattori precipitanti (ambientali). Alloy et al. (1999) sottolineano che i fattori precipitanti (eventi stressanti, traumi infantili, disaccordo coniugale) possono innescare lo sviluppo di problemi psicologici o di disturbi emotivi, ma il grado e la tipologia di risposta ad essi può differire molto tra una persona e l’altra. Alcuni eventi ambientali possono essere particolarmente pregnanti e determinare lo sviluppo di problemi psicologici in soggetti che hanno una preesistente vulnerabilità cognitiva al disturbo. Altri soggetti possono non sviluppare alcun disturbo o, in caso contrario, possono manifestare disturbi molto differenti tra loro, tanto che la loro natura differisce a causa delle differenze individuali e non è determinata dalla tipologia dell’ evento stressante.

    La psicopatologia segue le stesse leggi della normalità, tanto che Beck nel 1991 sottolineava che le emozioni disfunzionali che osserviamo in diversi disturbi psichiatrici sono nient’altro che alterazioni di normali processi adattivi. Beck (1967, 1976) sostiene che la vulnerabilità ad avere difficoltà nel futuro sia causata da strutture maladattive di conoscenza, che definisce schemi, composte da pensieri nucleari , attitudini e concezioni che si sviluppano a partire da esperienze precoci.

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    Gli schemi influenzano il significato idiosincratico che le persone attribuiscono agli eventi e sono perciò responsabili dell’impatto emotivo che le persone manifestano di fronte agli eventi stressanti.

    L’attivazione dello schema determina profonde alterazioni nella natura delle cognizioni delle persone. Ad esempio, le persone che tendono a giudicarsi come fallite possono essere vulnerabili a sviluppare disturbi dell’umore.

    Ad esempio, uno SCHEMA spesso è definito come un pensiero incondizionato (“sono un incompetente”) o un pensiero condizionato (“se faccio un errore la gente non avrà più rispetto per me”) o come regole di comportamento (“devo lavorare in modo perfetto”).

    Diversi clinici hanno dato proprie definizioni di schema apportando a seconda del proprio modello delle revisioni. Sostanzialmente uno schema è un pensiero disfunzionale, una credenza erronea, un pensiero tossico, un’ingiunzione di copione, un bias, una convinzione distorta, un pensiero automatico, un core belief (è la rappresentazione verbale di uno schema con cui il soggetto si identifica e che determina una forte attivazione emotiva; è associato ad uno schema che si attiva facilmente e frequentemente ed esprime sia le convinzioni del soggetto relative al Sé, sia le convinzioni di natura sociale, culturale e religiosa).

    Il contenuto degli schemi può avere a che fare con relazioni interpersonali, atteggiamenti verso se stessi e gli altri e categorie interpersonali.

    Gli schemi più ricorrenti sono:

    E’ terribile essere rifiutati;

    Ho bisogno delle persone per sopravvivere, per essere felice;

    Gli altri interferiscono con la mia libertà di azione;

    I dettagli sono molto importanti;

    Devo fare le cose da solo;

    Ho bisogno costantemente di sostegno, di incoraggiamento;

    Stare in guardia;

    Gli altri sono dei buoni a nulla, degli sciocchi;

    Sono migliore degli altri;

    Gli altri non hanno alcun diritto a negare i miei meriti;

    Le relazioni sono caotiche, indesiderabili.

    Attraverso l’intervento psicoterapeutico si opera una confutazione delle credenze disadattive e degli schemi nucleari che generano rigidità e quindi possibili disturbi psicopatologici attraverso una ristrutturazione cognitiva che sostituisce i pensieri divenuti tossici e sclerotizzati con pensieri più aderenti all’esame di realtà e quindi più funzionali rispetto alla concezione di sè, degli altri e del mondo.

    Dr.ssa Angela Elia

    Rif. teorici.: Schema Therapy, Riso L. P.; Du Toit P. L.; Young J. E. / SABS L.S. Benjamin 

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